Quando non c’erano i cellulari e i PC erano ancora idee per pochi e la parte del leone la facevano i TV color, gli impianti HIFI e il videoregistratore; sono stati i primi home computer a imprimerci un primo sprint nella corsa alla tecnologia in cui tutti siamo stati un po’ contagiati. Chi da subito, chi da poco, è anche questione di età.
Per un nerd non esistono due bandiere, si vota anima e corpo al suo gadget e ne difenderà sempre gli aspetti per lui irrinunciabili. Da qui la nascita di famose rivalità.
È andata così per la diatriba Commodore vs Spectrum. Apple vs Microsoft. Nintendo vs Sega. Explorer vs Netscape. Apple vs Samsung.
Non mi interessa sapere chi sia meglio, ognuno ha le sue preferenze, ho fatto le mie scelte e ne sono tutto sommato soddisfatto. Tuttavia c’è una bella differenza tra quando da ragazzo scelsi il Commodore 64, perché ce lo avevano tutti, a quando, più in là, scelsi il Mac perché era un ottimo computer.
Credo ci sia altrettanta differenza tra chi prende ora un iPhone perché è la scelta e chi sceglieva il Mac perché era una sua scelta.
Il Commodore era un ottimo Home computer, rifarei la scelta. L’iPhone è un ottimo smartphone. Ma stiamo parlando delle motivazioni della scelta.
Che è la differenza tra lo stare in fila davanti ad un negozio che apre a mezzanotte e farsi il mazzo per cercare un rivenditore del tuo amato Mac quando in zona non ce ne sono e le App con le mappe sono anni a venire. Sempre passione ci vuole, ma c’è differenza.
C’è macaco e macaco.
C’è differenza tra il Mac del 1984 e l’iPhone 5. Non parlo del prodotto in sé, ma della diversa consapevolezza all’acquisto.
Non sto qui a dire che si stava meglio quando si stava peggio, non è vero. Mi piace molto più ora, sono inseparabile dal mio iPhone, che è uno degli oggetti più utili nella mia routine.
Dico solo che c’è differenza tra un vecchio macaco e un nuovo macaco. Non mi riconosco nei fanboy, ma ritengo ancora di essere macaco. Anzi, proprio perché non sono un fanboy mi sento ancora più macaco!
È una posizione difficile da sostenere, soprattutto nelle discussioni che degenerano velocemente in flame. Non difendo a spada tratta Apple perché è Apple, la difendo quando quello che fa ha senso. E molto di quello che fa, a mio avviso, sembra avere senso, soprattutto se si legge in chiave storica, proprio perché è Apple. Confusi? Anch’io.
C’è differenza tra un macaco che ha vissuto le scelte impopolari di Apple e un early adopter che si trova di fronte un’azienda che cambia un’App di mappe con una di navigazione e poi riceve delle scuse. Apple: ma che cacchio fai? Dov’è il senso del cambiamento? Le scuse a che servono? La lettere di Tim, “humble and honest” per dirla alla DaringFireball, non mi piace. Non va nella direzione del cambiamento. È una marcia indietro. A un macaco non piace fare marcia indietro. Forse un early adopter gli importa poco, gli cambia poco, magari passa anche a un altro smartphone quando diventerà più modaiolo di iPhone, ma un macaco no. Vuole che il suo apparecchio sia utile, facile, veloce. Pensi Apple a metterlo a punto, se c’è da aspettare un macaco aspetta. I fanboy invece hanno fretta, vogliono un nuovo modello ogni 12 mesi altrimenti cambiano, vogliono anche le App alla moda. Vogliono. Novità e tecnologie fresche. Un macaco anche, ma anche no. Tecnologie nuove? Solo se serve, solo se utili altrimenti preferisce un affinamento di quelle che già ci sono. Un macaco non prende tutto per oro colato. Pondera le scelte, valuta l’operato di Apple. A volte critica, a volte plaude, a volte si incazza pure. Ma prima cerca di capire il perché delle scelte di Apple. Se una scelta è motivata, anche se impopolare, il macaco la accetta, la condivide, la fa sua perché capisce che sotto c’è la spinta di un azienda protesa all’innovazione. Non perché sotto l’influenza di un distorsion field… Un macaco, quando sa di aver fatto la scelta giusta, per i motivi giusti, non torna indietro. Al limite spiega meglio i motivi, e si scusa per la poca chiarezza.
C’è differenza tra un progetto organico che parte dalle fondamenta e arriva in punta al quale hai dedicato tutto quello che potevi e dovevi e un’idea venuta così, perché sembrava bello fare un’App di mappe nuova.
Nel primo caso le scuse non servono. Nel secondo caso le scuse non bastano. C’è differenza.
Almeno per un macaco; ma per un early adopters forse le scuse sono quello che ci vuole e Tim dimostra di saperlo.
Via www.ilmacaco.com