(articolo pubblicato sul NUOVO ilmacaco.com)
Ho un iMac Intel acquistato a fine 2007, uscito preinstallato con Tiger, appena prima che arrivasse Leopard. Sono quasi 5 anni di utilizzo. È tempo di bilanci.
È un computer che mi ha sempre servito egregiamente. Due anni fa ho dovuto sostituire il disco fisso: un centinaio di euro e poche grane c’era già il back up con Time Machine. Ultimamente è un po’ lento, non dico di no, ma portando un po’ di pazienza si riesce a fare ancora tutto. Un caso fortunato in quanto è prossimo a doppiare la soglia dei tre anni, considerati un po’ l’età media. Comunque montaggi video amatoriali, fotoritocco, grafica, testo, internet, film, musica, giochi; funziona tutto. A volte porto a casa un po’ di lavoro, per lo più preventivi in Excel che mastico con Numbers, qualche documento da sistemare di Word che modifico con Pages. Poco Autocad, al massimo devo controllare qualche file, mai metterci mano basta e avanza WS.
Da quando ho acquistato il Mac è cresciuta pure la famiglia. Ora lo usiamo in sei. Fino ad un paio d’anni fa esisteva solo un account amministratore, mio, e quello utente (sempre mio :-D) e tutti usavamo quello. Da quando mia moglie ha un iPhone e un iPad, nonché un lavoro, gli account utente sono diventati due. Averne già due si è rivelata una fortuna ora che con iCloud la sincronizzazione di foto, rubrica, calendario diventa faccenda molto personale ed è indispensabile dedicare un account ad ogni utente. Poiché Babbo Natale è stato foriero di iPod Touch, gli account sono diventati quattro. Anche Anna e Gaia hanno il loro personale, su cui veicolano il photo stream, gestiscono la (poca) posta elettronica, pasticciano con la rubrica, sincronizzano bookmark (che posso facilmente controllare), ecc… Leo e Giulio per non essere da meno hanno voluto un loro profilo utente (per ora uno in comune) al quale accedono digitando l’unica password che Leo sappia scrivere: LEO. Account limitato ad un’ora al giorno di utilizzo e solo per un paio di giochini tra i quali ho dovuto cedere all’acquisto del rinomato Angry Birds.
Insomma cinque anni, sei accout, un disco fisso cambiato, 2 Gb di materiale su dischi secondari che un po’ alla volta hanno affiancato la capacità di memorizzazione del Mac.
Unico lato negativo: il mighty mouse che di Mighty ha solo la quantità di sporco che si intrufola nella rotella. Voto nettamente negativo.
Per il resto posso dirmi un acquirente soddisfatto. Sicuramente più che per l’acquisto del precedente iMac G5 17”. Sempre un ottimo Mac, ma aveva problemi di surriscaldamento in estate, per cui dovevo piazzargli un ventilatore vicino se non volevo che si spegnesse nelle ore calde mentre renderizzava video. Un po’ una scocciatura visto che i montaggi dei filmini li faccio durante le vacanze estive e un po’ una barzelletta visto il designed in California, terra in cui mi pare che il sole splenda che è un piacere.
Oggi scopro che non funziona più il lettore DVD del mio iMac. Non so da quanto tempo abbia smesso di funzionare, è una periferica che uso molto di rado. Comunque ho la necessità di masterizzare un DVD (il terzo della mia vita) e di passaggio da Mediaworld per acquistare un frullatore faccio il canonico giretto nel reparto hi-tech. L’ultima volta che ero entrato in un Mediaworld era il 2006. C’erano solo un paio di Mac. Bianchi. Il colore da solo spiega quanto tempo sia passato. Ora c’è tutto uno sbocciare di Apple. Dalla consolle della telefonia in cui, sopra tutto, spicca un banner nero e la scritta iPhone seguita dalla mela argentata, al reparto PC con un bell’allestimento di Mac. Dall’imponente iMac al minuscolo MacBookAir 11”. Uno più bello dell’altro. C’è poi un’altra zona dedicata all’esposizione di iPad. Di accessori e periferiche ci sono piene le teche. L’unica nota stonata: poco più avanti vedo, poco pubblicizzate, un paio di AppleTV connesse a schermi Samsung. Il prossimo futuro ci dirà se quell’angolino sarà destinato a maggiore attenzione.
Mi avvicino al commesso e chiedo (già lo sapevo) se il Superdrive per MacBookAir sia compatibile anche con l’iMac. Il ragazzo è giovane ma impreparato, mi dice che dovrebbe, forse, gli pare che collegato via wifi… Sta vaneggiando, al che gli dico “No, guarda, è USB e non se ne parla neanche”.
“Aspetti, non seguo il Mac…” (considerazione personale: per un ragazzo giovane in un negozio di informatica non seguire il Mac è come fare la comunione senza essersi confessato prima). Chiama un suo collega più esperto.
“Buongiorno” dico io.
“Buongiorno, mi dica”
“Volevo solo sapere se il superdrive esterno, questo qui, che nasce per il MacBookAir è compatibile pure con l’iMac oppure no.”
“Eh, no! Purtroppo funziona solo con il MacBookAir” Il tipo è preparato, la risposta è corretta.
“E come mai?” chiedo con l’aria da finto tonto.
“Eh, viva Apple! Hanno deciso così, dagli alti livelli. Viva Apple…” con aria sconsolata.
La risposta non mi è piaciuta e lo faccio notare: “Non serve fare ironia, avranno i loro motivi, piuttosto mi suggerisce un lettore DVD esterno compatibile con l’iMac?”
Ci giriamo e ce n’è uno scaffale pieno. Prendo un LACIE da 49 euro e gli dico: “Da come la vedo io il ‘viva Apple’ è fuori luogo se risolvo con un altro prodotto compatibile che costa la metà”.
Commesso: “Sì, ma io dicevo perché i loro prodotti sono sempre limitati e li bloccano di proposito per funzionare solo con quello che vogliono loro quindi…”
Io: “Quindi basta non comprarli, se non soddisfano. Come ho detto prima, se posso scegliere da uno scaffale pieno di prodotti analoghi, non vedo motivo di lamentarsi, mica mi sono lamentato di tutti i produttori di masterizzatori esterni che ho scartato? Ho scelto quello che mi sembrava più adatto”.
Commesso: “Sì, ma, intendevo dire che Apple è chiusa e fa prodotti castrati di proposito per venderne di più”.
Io: “Scusami tanto, ma se sono castrati, come dici tu, dovrebbero vendere di meno… perché nel mio caso il lettore l’ho preso della LACIE”
Commesso: “Sì, ma… intendevo che… se lo compri e poi lo devi usare su un altro computer non lo puoi fare e ne devi prendere un altro per forza”
Ho detto “Sì, ok” e ho fatto cadere il discorso. Non avrebbe avuto senso ricordargli che se avessi avuto bisogno di un altro lettore avrei preso di nuovo un LACIE e non quello Apple, se non andava bene, quindi neppure in questo caso Apple lo farebbe “per vendere di più”. Avrà le sue ragioni, che non conosco. Spulciando in rete ho scoperto che nel superdrive c’è un’interfaccia tra il bus IDE del lettore e la USB, che necessita di un suo firmware ed è compatibile solo con l’Air e con il Mini Server edition del 2011. C’è anche chi si è divertito a cambiare il componente (9$ e un po’ di tempo da perdere) per rendere il lettore compatibile con qualsiasi Mac e PC. Il gioco non vale la candela e per masterizzare tre DVD ogni 5 anni è già troppa fatica litigare con un commesso Mediaworld e sborsare 49 euro per un dispositivo di secondaria importanza. È la prima volta che, entrando in un negozio, sento un commesso criticare un prodotto sulla base di supposizioni personali relative alla filosofia del produttore.
Alla cassa avevo davanti una ragazza che acquistava un MacBookAir. Mi ha fatto pena, sembrava provata, chissà quanta fatica avrà dovuto fare per convincere i commessi del reparto informatica prima di poterselo acquistare. D’altra parte mi fa piacere constatare che nonostante il successo degli ultimi tempi, il Mac è ancora una scelta sudata. Peccato non si sia rivolta direttamente all’Apple Store, avrebbe goduto di una maggiore soddisfazione, ma forse come me non aveva tempo. Vorrei solo consolarla, se tutto va bene come nel mio caso, almeno per 5 anni qui non ci dovrà più mettere piede.
(Fonte: new.ilmacaco.com)