Lord Jim è il protagonista dell’omonimo romanzo di Joseph Conrad pubblicato nel 1899.
Il romanzo narra le avventure di Jim, ufficiale di bordo del Patna che, durante una notte di tempesta, viene colto da panico quando sembrava che la nave stesse per affondare. Abbandona nave e passeggeri salendo su una scialuppa assieme al capitano per cercare di mettersi in salvo.
La nave, invece, non affonda e verrà rimorchiata in porto. Qui una scena tratta dal film nella quale Jim si rende conto di quello che ha fatto:
Jim non si darà mai pace per averla abbandonata. Verrà processato e giustamente condannato, vagherà alla ricerca di una pace interiore che non troverà mai.
La storia prosegue ed è interessante, ma a me bastano queste prime righe.
Capossela ha recentemente musicato la vicenda, ponendo l’accento su uno degli aspetti che anche io trovo maggiormente importanti: la debolezza.
Al momento dell’accaduto, Jim era un giovane fiero che ambiva ad essere avventuroso e forte. Però, nel momento della scelta, nel momento del pericolo, si è veramente rivelato per quello che era. È stato debole, si è fatto prendere dal panico, è scappato.
Questo perché la debolezza è qualcosa di personale, che è dentro ad ognuno di noi in misura differente, che fa parte della propria persona. Se ne sta lì nascosta dentro ad ognuno di noi per poi rivelarsi improvvisamente nel momento in cui sta per accadere qualcosa di importante.
Come Jim, molti di noi sarebbero potuti essere deboli.
C’è da riflettere.
Lord Jim
Nessuno è mai protetto
Dalla sua debolezza
Che se ne sta nascosta
Come una serpe dentro un rovo
Vilmente sconosciuta
Appena sospettata
Ma invece rivelata
Nel momento che sta a te
Lord Jim
Credevi di esser forte,
Credevi di esser saldo
Ora sai chi sei, ora che sta a te
Lord Jim
Proprio ora che sta a te
Lord Jim
Le domande non ti toccano
Ti piegano e t’interrogano
Tornare indietro un attimo
Ma non c’è niente da rifare
Solo da aspettare
La prossima occasione che ancora tocchi a te
Lord Jim
Ora hai mancato il colpo, ma di questo non si muore
E’ solo che ora sai, di che pasta sei
Lord Jim
Per commettere un crimine
Ci vuole il suo coraggio
Ma per voltar la testa
Basta la debolezza
Sono tutti complici
E non te ne vorrebbero
Ti giustificherebbero, giustificando loro
Ma è dentro te che sai com’è che farai
Come ti comporterai
Quando ancora starà a te
Lord Jim
La chiave della cella è meglio siano i giudici a tenerla
Lasciare al mondo fuori la condanna e l’assoluzione
Ma a farsi giudici di sè non c’è più espiazione
Non c’è un confessore a cui affidare la tua pena
Sali il tuo calvario di esule in esilio
Porta sulle tue spalle la tua croce di Caino
Non c’è abbastanza terra più per te
Terra più per te…